martedì 4 aprile 2006

MUSICA E MATEMATICA : SOLA MENTE CONCIPIUNTUR...







Walter Horatio Pater – saggista e critico britannico (1839-1894) –
sosteneva che ogni arte aspira costantemente alla condizione della
musica; ma si può completare questo concetto asserendo che tutte
le scienze tendono ad una condizione matematica.
E ciò perché musica e matematica non sono le cime di due distinte
montagne che rappresentano tutto quanto nell’uomo è imperiosa
istanza di conoscenza e, naturalmente, di libertà.
Entrambe costituiscono, invece, un unico cielo rarefatto ed infinito
dove la rappresentazione simbolica, i numeri o le note o altro, sono
momentanee indicazioni di entità eterne di cui raramente
riusciamo a cogliere preziosi frammenti.
Gli intervalli esistenti fra le note o fra i numeri, così come le relazioni
che emergono dalle strutture musicali o matematiche, sono misteriose
quantità del “tutto” indipendenti da chi le scopre.
Per tale motivo, le relazioni intercorrenti tra i lati di un triangolo
rettangolo preesistevano alla scoperta di Pitagora, così come la musica
preesisteva alle notazioni musicali.
Ma l’espressione precedente, concernente la possibilità di poter cogliere
ogni tanto una parte, va intesa nel senso più riduttivo anche se più esaltante!
Sono infatti molti a lambire quel cielo, ma solo a pochi è concesso penetrarvi
e comprenderne l’intima essenza ovvero quel “ linguaggio” tanto caro a
Léautréamont che egli riferiva alle matematiche severe, un “linguaggio” che
definiva addirittura più dolce del miele.
Non si tratta di essere eletti, ma conoscere la musica, conoscere la matematica,
immergersi totalmente in esse, possederle, comprenderle - in una parola, amarle -
è tutt’altra rarissima cosa che lambirle. Ciò spiega perché molto spesso chi ama
la musica , ama anche la matematica: ritmo (rhuthmòs) e misura (métron) sono
alla base della sublime ed eterna armonia di tutto ciò che ci circonda.

Nessun commento: